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Premio Artivisive San Fedele 2019-2021​

mostra a cura di

Andrea Dall’Asta SJ e Daniele Astrologo Abadal, Chiara Canali, Stefano Castelli, Serena Filippini, Matteo Galbiati, Ilaria Mannoni, Kevin McManus, Gabriele Salvaterra

 

Galleria San Fedele, Via Hoepli 3 a-b 20121 Milano

 

 

Se poi all’improvviso appare un cervo…

di Matteo Galbiati

Critico d’arte

 

La riflessione sulla libertà seguita da Maurizio Pometti nasce tutta dentro le ragioni del suo essere artista e del suo fare pittura. Una pittura figurativa. Una pittura che è sempre stata intrisa di ricordi, di esperienze, di vissuto, prima ancora che di disegno, colore e pennellate. Una pittura capace di tracciare, attraverso le sue immagini, le coordinate di una dialettica narrativa che, partendo da eventi personali, ha poi la forza di rivolgersi, coinvolgendolo, all’altro. In questo il concorso complice della memoria e della fotografia è mezzo per dare chiarezza, per orientare le intenzioni sensibili per predisporle a soddisfare il senso di quanto il quadro ha da esprimere.

Poi una frattura. Anche per Pometti, come per tutti quanti noi, il Covid-19 è stato un momento di cesura netta che, segnando un prima e un dopo, pur senza impedirgli di lavorare, lo ha portato a riflettere prevalentemente su se stesso e sul senso del suo “raffigurare”. Così i termini del suo dipingere hanno lentamente introdotto nuovi elementi strutturali che hanno imposto un’estetica differente e una logica diversa. L’edulcorata precisione sentimentale, , sincera e piena di affetti, che ha governato la sua mano, ha lasciato il posto ad una più concettuale monocromia, dove i passaggi tonali sono diventati più concisi, stretti in una variazione minima, e il vuoto ha conquistato la maggior parte della superficie.

Questo isolamento della figura, questa costrizione entro il nulla apparente, per le sue intenzioni, si sono trasformati in una nuova conquistata libertà che ha emancipato il narrare della pittura ad una dimensione più introspettiva, silenziosa e mentale. La libertà della riflessione ha spinto Pometti a porre l’immagine dipinta in una dimensione non più legata alla visione, ma ora inserita in un luogo assoluto che mette lo sguardo nella condizione di doversi confrontare con il peso vero della percezione. Gli elementi appaiono, affiorano (o si immergono?) nella tormenta – perché densa di sentimenti del suo (nostro) sottopelle – atmosfera di quiete assunta dal colore. La liberazione avviene, quindi, per assenza e il garbo nel sottrarre porta l’ampiezza del respiro di una decontestualizzazione priva di vincoli, orientamento e direzioni nette.

Senza rinunciare a elementi iconografici che gli sono cari e propri, in What else is there? – opera che costituisce un passaggio nella poetica del giovane artista siciliano – tre cervi compaiono in tutta la loro labile e impalpabile consistenza. Tutto appare come offuscato, inafferrabile, nebuloso, eppure si fa certo per la sua forza iconografica, per la potenza, in lui nuova in tali termini, del simbolo. Del bene che vince sul male, dello spirituale che allenta la morsa del materiale. L’occhio cerca e scruta per accedere, con consapevolezza, ad una conoscenza silente che sa essere, con più decisione, abilitata e liberata dalla sua pittura. Certamente è una libertà legata tanto all’individuale arbitrio, ma anche al destino che, scritto per noi, ci riserva sempre le sue sorprese inattese. Allora la libertà è, per questa pittura, quella di diventare, come mai prima, uno straordinario momento di riflessione personale e intima.

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